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Eventi > 13/10 Riso Amaro
Martedì 13 ottobre – ore 21.00 – Cinema Vip
Inaugurazione VI NovaraCineFestival – ScenariOrizzontali.
Proiezione di Riso amaro di Giuseppe De Santis, (Italia, 1949, 108’)
Alla proiezione sarà presente il figlio di Raf Vallone, protagonista del film, Saverio Vallone.
RITORNO IN RISAIA
Il VI Novaracinefestival non può che rendere omaggio ad una grande classico di pianura. Dopo l’avvio del nostro percorso festivaliero nel 2004 con La risaia di Matarazzo, girato a Novara e dintorni, eccoci di fronte al capolavoro assoluto del cinema delle terre del riso: Riso amaro (1949) regia di Giuseppe De Santis, opera realizzata nel vercellese presso le tenute Veneria di Lignana e Selve di Salasco. Alla serata inaugurale del Novaracinefestival presenteremo la pellicola restaurata, fornita dalla Cineteca Nazionale (CSC).
Girato nel 1947, interpretato magistralmente da Silvana Mangano e Vittorio Gassman, Raf Vallone e Doris Dowling, il film rappresenta pienamente il passaggio dal neorealismo al racconto di più ampio respiro, un appassionante melodramma a sfondo sociale che ambienta nella pianura del riso lotte sociali e scontri personali dall’atmosfera vagamente western.
In margine alla lavorazione del film sono fioriti miti, altre storie e forse leggende. A partire dall’immagine della Mangano in posa senza veli, probabilmente sfuggita agli scatti fuori scena del set, per conquistare, anni dopo, la copertina de l’Espresso, tra denunce e richieste di risarcimenti… ed ancora la presenza del fotografo di fama internazionale Robert Capa che si aggirava coi suoi flash e fotografava tutto, le gru di ripresa, le mondine infangate, la macchina della pioggia.
Il senatore Giovanni Agnelli (proprietario della tenuta di Veneria) era sovente sul set, sembra avesse perso la testa per la Dowling. Tra i visitatori c’era anche Cesare Pavese che si innamorò di Constance, sorella dell’attrice americana. Sono note anche le difficoltà di lavorazione, gestione delle comparse, così come le divergenze tra il regista ed il produttore De Laurentiis. Dopo 75 giorni di lavorazione il film venne ultimato ma uscì nelle sale soltanto un anno più tardi mantenendo intatta la sua carica espressiva sapientemente ripartita tra denuncia delle fatiche e delle condizioni del lavoro in risaia e abile intreccio narrativo: era una storia d’amore e di malavita che riecheggiava le tragedie classiche, ma la descrizione del soggetto la lasciamo direttamente allo schermo.
Italo Calvino, inviato speciale sul set di Riso amaro, su l’Unità del 14 luglio 1948 scrisse: “Intorno, appesi ai pioppi, come tante lune impigliate tra le foglie, i riflettori inondano la notte sulle risaie di una luce bianca e falsa, proprio da “cinema”. Queste parole le riportammo sul depliant del primo Novaracinefestival, certi che prima o poi sarebbero riemerse con tutta la loro forza evocativa.
Lo spazio scenografico di allora, racchiuso tra cascinale, risaie e filari di pioppi appare oggi modificato, forse a motivo della radicale perdita degli alberi, ormai rarissimi, o per l’inesorabile abbandono delle strutture agricole: ma l’anima e il respiro sono ancora rintracciabili tra le pieghe del territorio. E’ sufficiente percorrere la diagonale viaria che unisce Vercelli a Crescentino per ritrovare, ancora oggi, 45 chilometri di prateria, di nulla. Le due torri della centrale di Leri Cavour affiorano all’orizzonte come fantasmi che entrano nei nostri sogni. Lo sguardo è perso e affascinato al contempo nello spazio senza fine, scenario che apre la fantasia a nuove storie, all’avventura, al mistero, alla memoria e ci si augura che mai e poi mai un ennesimo centro commerciale possa intaccare quella preziosa magia residuale. (m.t.)
“CON RISO AMARO SCOPRII LA MANGANO, VALLONE E GASSMAN”
Giuseppe De Santis ebbe modo di dichiarare:
“Gassman fino ad allora era conosciuto come attore di teatro e ottimo allievo dell’Accademia d’Arte Drammatica. In realtà quello fu il suo primo ruolo cinematografico vero e proprio. Vallone invece si occupava della terza pagina dell’Unità di Torino. Lo conobbi quando mi recai nella redazione per via dell’inchiesta che facevo sulle mondariso. Il giornale era diretto da Davide Lajolo. Quel giorno c’era anche Cesare Pavese (…) Di Vallone mi colpirono i suoi interessi, letterari e non, dato che oltre al lavoro in sé, scriveva di saggistica, di estetica, e in più aveva o aveva avuto un’attività sportiva di un certo rilievo come giocatore di calcio nella squadra del Torino.
In quanto alla Mangano…la prima volta venne a farsi vedere in compagnia di un’amica, rammento anzi che mi propose di scritturare questa amica…Feci dei provini alla Mangano poi non ci pensai più. (…) Fino al giorno in cui, percorrendo Via Veneto, per andare non so dove, me la vidi comparire davanti, sotto una pioggerellina fitta fitta, vestita in un leggero impermeabiluccio sdrucito e con la faccia del freddo…Tra le mani aveva un fiorellino e i suoi capelli erano fradici. Rivederla così, bella, dimessa, vera, fu come una folgorazione. Le rifeci il provino, che riuscì straordinario, e la scritturai per il ruolo. (Giuseppe De Santis in L’avventurosa storia del cinema italiano, Feltrinelli 1979)
GIUSEPPE DE SANTIS filmografia
I primi impegni di rilievo nel mondo del cinema lo vedono in veste di sceneggiatore al fianco di grandi registi. Ricordiamo la sua collaborazione con Luchino Visconti in “Ossessione”. La sua consacrazione come regista avviene nel 1948, anno in cui dirige “Riso Amaro” (candidato all’Oscar per il miglior soggetto).
Grazie al consenso ottenuto con quest’opera, De Santis diventa il regista italiano più famoso nel mondo.
Fondi e Sperlonga furono i set naturali nel 1950 del capolavoro “Non c’è pace tra gli ulivi” con Raf Vallone e Lucia Bosè. Tra le altre opere importanti realizzate da De Santis, citiamo “Roma ore 11” (cast eccezionale quasi completamente al femminile), ”Giorni di gloria” (1945) ”Caccia tragica” del 1946, "Un marito per Anna Zaccheo" del ’53 con Silvana Pampanini. “Giorni d’amore”, con Mastroianni, è del 1954, mentre “Uomini e lupi” del 1956. Il ’58 vede la regia di “La strada lunga un anno”, seguirà “La garçonnière” (1960), “Italiani brava gente” (1964), “Un apprezzato professionista di sicuro avvenire” (1972).





